domenica 29 gennaio 2017

Sulla collina di Ferramosca e Gulma



Sulla collina è una graphic-novel italiana frutto della collaborazione tra la sceneggiatrice Ilaria Ferramosca e l’illustratore Mauro Gulma. È pubblicata da Tunuè all’interno della collana Tipitondi, ed è uscita a metà 2016.

 

Ilaria Ferramosca è una scrittrice e sceneggiatrice originaria del Salento. Oltre ad aver sceneggiato diverse graphic-novel tra le quali Lea Garofalo: Una madre contro la 'ndrangheta (disegnato da Chiara Abastanotti) e Ragazzi di scorta - Rocco, Vito, Antonio: gli agenti di scorta di Giovanni Falcone (disegnato da G. Marco De Francisco), è attiva anche nella narrativa, dove ha pubblicato Cambi di prospettive e Sindromi e altri fatti d'inchiostro.



Mauro Gulma è un fumettista e illustratore nato a Milano nel 1981. Attualmente vive a Lecce dove lavora come insegnante alla scuola di fumetto Lupiae Comix. Nel 2012 ha vinto il concorso “Mind the difference”

 

Una notte, i fratelli Danilo e Simone e i loro due amici Fabio e Elia si incontrano in una zona boscosa della Puglia per entrare dentro ad un'abitazione che in passato era stata scena di un crimine. Il gruppo, dopo aver esitato per un po' di tempo, alla fine entra nella casa, dove qualcosa li spaventa e li mette in fuga. 

Gli anni passano, e una volta divenuti adulti i quattro amici si danno appuntamento nell’esatto posto in cui diverso tempo prima si erano ritrovati per quell’impresa, e attorno ad un fuoco, si divertono a ricordare  i bei momenti passati insieme.



All’interno di Sulla collina è presente un senso di fratellanza tra i personaggi notevole. Già dalle prime pagine e dai primi dialoghi, si capisce benissimo il legame che lega il gruppo di amici. Due fratelli, un nerd e un ragazzo con una famiglia instabile che prova a fare il duro ma che sotto è buono come il pane, restano uniti per “sconfiggere il male”. A me ha ricordato per diversi aspetti It, e lungo tutta la durata della lettura non ho potuto fare a meno di ritornare nei Barren con i perdenti. Sono certo che i fan di King non potranno fare a meno di apprezzare questa storia. Le scene, come i dialoghi, sono efficaci e mai banali. Ho apprezzato molto l’atmosfera ricreata anche attraverso determinate canzoni che si avvicinano ai miei gusti musicali: Flash of the blade degli Iron Maiden e Queen of the dark horizons dei Raphsody on fire. 



Ho trovato la storia un po’ troppo stringata. A mio parere poteva essere più lunga e non mi sarebbe dispiaciuto un focus più ampio sul periodo in cui si era consumato il fatto di cronaca nera.

Poteva essere interessante sapere qualcosa di più dei personaggi, soprattutto di Fabio, che tra tutti è quello più tormentato. Tuttavia trovo che la caratterizzazione sia descritta in maniera ottimale, soprattutto attraverso le tavole di Gulma.

In fin dei conti è una lettura piacevole, che si termina nel giro di un’oretta e non ti annoia mai.

Consigliato,

parola di lettore. 

lunedì 16 gennaio 2017

Il grande Gatsby di Francis Scott Fitzgerald

IL GRANDE GATSBY




Francis Scott Fitzgerald è uno scrittore americano originario di Saint Paul nel Minnesota. Nato alla fine dell’ottocento in una famiglia benestante, è l’autore del romanzo The great Gatsby (tradotto in italiano come Il grande Gatbsy), opera ormai considerata un classico della letteratura americana. Uscito per la prima volta nel 1925, questo libro venne pubblicato in Italia nel 1936 con la traduzione di Cesare Giardini e ad oggi è presente in commercio in diverse edizioni. Personalmente l’ho letto per la prima volta nell’edizione economica della Feltrinelli (in foto) con la traduzione di Franca Cavagnoli e una seconda volta in lingua originale nell’edizione dei classici della Penguin.



Negli anni in cui ero più giovane e vulnerabile mio padre mi diede un consiglio che da allora non ha mai smesso di agitarsi nella mia mente. Ogni volta che ti viene voglia di criticare qualcuno,”mi disse,“ ricorda che non tutti al mondo hanno avuto i vantaggi che hai avuto tu.”

Non disse altro, ma noi siamo sempre stati insolitamente comunicativi sebbene con riserbo, e perciò capii che intendeva dire molto di più. Di conseguenza tendo ad astenermi dal giudicare, un’abitudine che ha portato molte indoli curiose ad aprirsi con me e che mi ha reso vittima di non pochi inveterati seccatori.


È con questo incipit che Nick Carraway comincia a narrarci la storia del suo soggiorno a West Egg. Appena fuori la città di New York, abita isolato da tutto e tutti, tranne dal misterioso proprietario dell’enorme villa sul lato opposto del corso d'acqua, il suo unico vicino. Va a trovare la sua cugina Daisy e suo marito Tom Buchanan ed è qui che conosce una star del golf di nome Jordan Baker che gli parla per la prima volta del suo vicino, questo misterioso Jay Gatsby. La sua particolarità più grande è che nonostante organizzi feste in continuazione, nessuno conosce il suo passato. C’è chi crede che sia un assassino e chi lo definisce un uomo d’affari. Nick partecipa ad una festa dove scopre poi di essere l’unico invitato da Gatsby in persona, ed è lì che lo conosce. I due incominciano un’amicizia particolare che grazie alla timidezza di Nick e al carattere forte e dirompente di Gatsby si trasforma in qualcosa di più fraterno. Gatsby svela a Nick di essere innamorato perso di sua cugina Daisy con la quale aveva avuto una storia in passato. Lui e Daisy si rivedranno, ma a sbarrare la loro strada saranno Tom, la sua amante e il marito.  

Sicuramente Il Grande Gatsby è uno dei miei romanzi preferiti. Fitzgerald è un mago a descrivere i suoi personaggi e gli ambienti che fanno da sfondo alla storia. Stiamo parlando di una storia semplice, non troppo contorta ma allo stesso tempo geniale. Il tema universale, trattato in mondo egregio nel romanzo, è l’amore incondizionato per un’altra persona, ma si possono riconoscere altrettanti contenuti. Per esempio lo scrittore si sofferma più volte a descrivere l’epoca in cui il romanzo si svolge, lo stile di vita sfarzoso e alcune volte esagerato dei personaggi. I tradimenti, i difetti e i pregi di questi, vogliono essere a mio modesto parere una denuncia alla società dell’epoca. Il finale è spettacolare e denso di significato. Lo stesso Jay Gatsby che organizzava feste di successo è lo stesso che muore solo, con accanto soltanto suo padre e il suo grande amico Nick Carraway.

Da quest’opera sono state tratte diverse rappresentazioni. Tra queste vi consiglio gli omonimi film del 1974 e del 2013. Il primo diretto da Jack Clayton con Mia Farrow, Robert Redfort e Scott Wilson; il secondo diretto da Baz Luhrmann con Leonardo DiCaprio, Carey Mulligan e Toby McGuire.



Libro assolutamente da leggere, 
Parola di lettore.

sabato 14 gennaio 2017

Citazione del giorno

Un ragazzo ho mandato alla camera a gas di Huntsville. Uno e soltanto uno. Su mio arresto e mia testimonianza. Sono andato a trovarlo due o tre volte. Tre volte. L'ultima volta il giorno dell'esecuzione. Non ero tenuto ad andarci, ma ci sono andato lo stesso. E non ne avevo certo voglia. Aveva ammazzato una ragazzina di quattordici anni e posso dirvi subito che non ho mai avuto questa gran voglia di andarlo a trovare né tantomeno di assistere all'esecuzione però ci sono andato lo stesso.

- Non è un paese per vecchi di Cormac McCarthy

mercoledì 11 gennaio 2017

Milk and Honey di Rupi Kaur

Foto di Naomi Wood e Rupi Kaur
   this is the journey of
   surviving through poetry
   this is the blood sweat tears
   of twenty-one years
   this is my heart
   in your hands
   this is
   the hurting
   the loving
   the breaking
   the healing

   - Rupi Kaur

    A breve la recensione.

lunedì 2 gennaio 2017

“Parola di lettore” cambia faccia


• Tanto per cominciare ho deciso di spostare la cadenza delle recensioni da una volta alla settimana a una volta ogni due settimane. In questo modo avrò più tempo per dedicarmi ad ogni post, riuscendo così a garantirvi dei testi più curati e ragionati. 

• Poiché non recensisco ogni libro che leggo, aprirò qui sul blog e su Facebook una sezione in cui darò un voto a tutte le letture. Minimo una stella, fino ad un massimo di cinque. 

• Mi sono riproposto di leggere in ordine cronologico entro la fine dell'anno tutti i racconti di Stephen King, dalla raccolta del 1978 “A volte ritornano” al recentissimo “Il bazar dei brutti sogni”. Vorrei scrivere per ognuno un breve commento segnalando i racconti che mi sono piaciuti, quelli che proprio non ho apprezzato e le mie impressioni generali.

• Continuerà a cadenza regolare la rubrica “Fumetto del mese”.

• Aggiungerò, sempre qui sul blog, una pagina dove segnalerò tutte le mie collaborazioni con case editrici per essere il più onesto possibile anche se i miei giudizi sono sempre stati imparziali e sentiti. 

• Recensirò più classici, tra questi molto probabilmente i prossimi saranno di F. S. Fitzgerald e James Joyce.

Detto questo, vi auguro un buon 2017,

Parola di lettore.

sabato 31 dicembre 2016

Dieci libri con cui incominciare il nuovo anno

Tra poche ore il 2016 potrà dirsi concluso ed ecco la lista dei miei 10 +1 libri preferiti letti quest’anno. Se non sapete con che libro iniziare il 2017 ecco alcuni consigli in ordine sparso.

 
"Dentro soffia il vento" di Francesca Diotallevi 
Romanzo italiano ambientato in un piccolo paesino valdostano dove gli abitanti di Saint Rhémy intrecciano le loro vite con la paura insensata nei confronti di Fiamma.




"La morte del padre" di Karl Ove Knausgård 
Il primo di una serie di romanzi autobiografici incentrati sulla vita dello scrittore e sul rapporto con il padre alcolista. 


"Mucchio d'ossa" di Stephen King 
Opera poco conosciuta dell’illustre autore americano ma che a mio parere merita davvero tanto. Il protagonista, scrittore, tenta di rimettere insieme la sua carriera fuggendo dal passato. In una storia dove mistero, fantasia e odio si mescolano in un vortice di avvenimenti, è l’amore sconfinato verso sua moglie a fare da cardine. 


 "Norwegian Wood" di Haruki Murakami 
Divenuto ormai un cult della letteratura, questo romanzo è il racconto narrato in prima persona da Watanabe dei suoi anni universitari alla fine degli anni sessanta dove le rivolte giovanili dell’epoca fanno da sfondo alla storia tra lui, Naoko e Midori. 


"Mi chiamo Lucy Barton" di Elisabeth Strout 
Costretta a letto a causa di un intervento, Lucy ci parla da un ospedale newyorchese del suo rapporto con la madre. 



"I pesci non hanno gambe" di Jón Kalman Stefánsson e il seguito "Grande come l'universo"
Una storia famigliare che tocca diverse generazioni attraversando tutta l'Islanda 



"Infernalia" di Clive Barker 
Una raccolta di racconti horror scritti con maestria. C’è poco da dire, Barker è un genio. 


"Lo schiavista" di Paul Beatty
Romanzo ironico, satirico ma allo stesso tempo terribilmente reale. Il protagonista di questa storia è un nero che decide di riportare la segregazione razziale nel suo quartiere.


"Il bazar dei brutti sogni" di Stephen King
Raccolta di racconti del re del brivido che di horror hanno davvero poco. Dai generi più disparati, questo libro è una vera e propria chicca.


"Storie del barrio" di Bartolomé Seguì e Gabi Beltràn
Graphic-novel che narra la storia di Gabi in uno dei quartieri più malfamati di Palma di Maiorca, un'infanzia trascorsa tra furti e droga e di come sia riuscito a scappare da tutto questo. 

martedì 27 dicembre 2016

Ballando al buio di Karl Ove Knausgård

Vi consiglio un libro:

BALLANDO AL BUIO di Karl Ove Knausgård

Karl Ove Knausgård è uno scrittore norvegese nato a Oslo nel 1968. Al momento vive a Malmö (Svezia) insieme alla moglie svedese Linda Boström Knausgård e ai loro quattro figli.
Con il suo romanzo di debutto Ute av Verden ha vinto il Norwegian Critics Prize for Literature, anche se è grazie alla sua serie di libri autobiografici che è sbarcato all’estero diventando un fenomeno culturale di rilevanza mondiale.
My struggle, in italiano “La mia lotta”, è un’esalogia dove lo scrittore si mette a nudo in tutto e per tutto.  
In Italia è pubblicata dal 2014 da Feltrinelli Editore e tradotta da Margherità Podestà Heir.
È ancora in fase di pubblicazione, al momento in libreria troviamo i primi quattro titoli: La morte del padre (2014), Un uomo innamorato (2015), L’isola dell’infanzia (2015) e Ballando al buio (2016). Il quinto volume si chiamerà La pioggia deve cadere e probabilmente verrà pubblicato nella prima metà del 2017.

“Salii la scala in due balzi, mi feci strada all’intero del locale e lì, come se si fosse trattata di un’apparizione, si stagliò davanti a me una ragazza.
Mi fermai.
Tutto dentro di me si fermò. Era bella, ma lo erano in tante, non era quello, erano gli occhi con cui mi guardava, erano scuri e colmi di una vita di cui volevo far parte. Non l’avevo mai vista prima.”

Karl Ove ha diciotto anni e ha appena terminato la scuola superiore. Dopo il divorzio dei genitori, decide di trasferirsi in un paesino nel nord della Norvegia poco distante da Finnsnes, dove lavora come insegnante nella scuola del paese.
Al suo arrivo in quello che sarà il suo appartamento per l’anno a venire, scopre una comunità unita e piena di relazioni, con tutti i relativi difetti dovuti alla vera e propria mancanza di vita privata.
L’inverno arriva e con questo le interminabili giornate con pochissime ore di luce. Karl Ove incomincia a sentirsi solo. Partecipa continuamente a feste dove quasi sempre finisce per ubriacarsi. Se già in quel momento non si sente propriamente soddisfatto della sua vita, è la sua attrazione per una ragazza molto più giovane di lui a mandarlo completamente in crisi.
Però mentre tutto intorno a lui prosegue inesorabilmente, alcune lettere lo riportano ai mesi prima che partisse, ai suoi amici, a suo padre, trasferitosi in un paesino ancora più a Nord di lui, a sua madre e a suo fratello Yngve.

La bellezza di questa serie è disarmante.
Leggere Ballando al buio dopo tanto tempo dall’ultimo volume L’isola dell’infanzia è come incontrare dopo tanti anni un vecchio amico.
Karl Ove è sincero, non ha peli sulla lingua, e questo rende tutto più più tagliente e crudo. Il suo stile di scrittura è particolare, fa moltissime divagazioni e non si vergogna di raccontare i suoi problemi, la sua vita e i suoi pensieri.
Ricorda quasi con nostalgia i mesi prima della partenza, quando recensiva dischi per un giornale locale e quanto l’opportunità di vivere da solo contasse tanto per lui, costretto a subire le regole di prigionia del padre.

In Ballando al buio si intravede anche il principio dell’alcolismo del padre. Dopo il divorzio non mancano le chiamate con la voce impastata, le numerose birre scolate davanti al frigo giusto per ubriacarsi e i continui tentativi di rimediare agli sbagli compiuti nei confronti dei due figli.
Questo volume a mio parere è superiore al precedente, tuttavia non ai livelli del secondo o del primo.

Parola di lettore.


lunedì 19 dicembre 2016

Storie del Barrio di Bartolomè Seguì e Gabi Beltran


STORIE DEL BARRIO di Bartolomè Seguì e Gabi Beltran

“Storie del Barrio” è una graphic novel uscita nel 2011 col titolo originale Historias del barrio, frutto della collaborazione tra Bartolomé Seguí e Gabi Beltrán, protagonista di quest’opera autobiografica.
Entrambi hanno alle spalle anni di lavoro e un forte legame con il luogo dove è ambientata la storia, ossia la città di Palma di Maiorca. L’illustratore di quest’opera, Bartolomé Seguí, nacque a Palma di Maiorca nel 1962, e come per Gabi Beltrán, questa città ha segnato anche la sua vita.
“Storie del barrio” ha ricevuto numerosissimi riconoscimenti, prima in Spagna poi nel resto dell’Europa. Il più significativo è senz’altro il premio “Palma di Maiorca 2011” come miglior fumetto dell’anno.
In Italia questa storia è pubblicata da Tunuè e tradotta da Diego Fiocco. Fa parte della collana Prospero’s Books e conta trecentoquattro pagine a colori.

“Mio padre ha trovato nell’alcool quello che non ha incontrato nella vita. In realtà, mio padre non era mio padre, e quella, d’altronde, non era vita. Usciva di casa alle sei di mattina, per tornare alle undici passate. E raramente tornava sobrio.

Mio padre faceva il pittore. Lavorava sopra i ponteggi. A volte, se aveva fortuna, pitturava gli interni.

Mio padre soffriva di vertigini.”

Ricevuto inaspettatamente un paio di settimane fa dalla casa editrice in questione, “Storie del Barrio” è stato per me un regalo di natale anticipato.
All’inizio non avevo idea di come approcciarmi ad una storia così delicata e personale, e questo è il meglio che sono riuscito a fare.

Come detto poco fa, quest’opera è l’autobiografia di Gabi Beltrán. Narra degli anni della sua adolescenza trascorsa nella parte più brutta e pericolosa di Palma de Maiorca, dove fin da piccoli si impara a rapinare negozi, rubare macchine e pagare i propri errori con la propria pelle.
Qui il protagonista fa amicizia con molti ragazzi più grande di lui, anche se in quelle condizioni non bisogna giudicare in base all’età; tutti nel “quartiere” erano obbligati a cresce in fretta, altrimenti l’alternativa era orribile. Gabi impara a rubare, a fare il palo e a non mostrare paura quando ci si scontra con la banda rivale. Però, mentre tutto attorno a lui continua ad andare avanti inesorabilmente, capisce che non si sente parte di quel mondo che rema contro di lui e ai suoi sogni.
L’autore finisce con raccontarci di come le sue paure continuino a tormentarlo ancora oggi dopo tanti anni, di come la sua vita è stata a cavallo tra il male e il bene e lui è riuscito a lasciarsi tutto alle spalle.

Una delle caratteristiche salienti del romanzo è senz’altro la sensazione di bilico tra bene e male. Il protagonista, neanche maggiorenne, è fondamentalmente un bravo ragazzo che a contrario di altri suoi amici non vuole fare del male a nessuno Nonostante questo, però, viene trascinato in certe situazioni in cui non può fare a meno di imitare gli altri. 

Detesta quella che è la sua vita lì, infatti crede che sia proprio la compagnia e quello che ormai per loro è diventato normalità ad essere sbagliato. È giovane, senza neanche un soldo e non sa dove andare. È proprio la sua nuova amica che conosce da pochissimo tempo a convincerlo a rimettersi in carreggiata e scegliere quella che sarà poi la sua vita, lasciandosi alle spalle una famiglia disastrata che lo ha sempre rinnegato e una vita triste, all'insegna dei crimini e della droga. Perché lui, a differenza di molti altri suoi amici è sopravvissuto a quel luogo e di questo ne sarà sempre infinitamente grato a se stesso.
È una graphic novel cruda e spietata, sia nelle parole che nei disegni. Il vero e proprio fumetto si alterna con parti scritte, dove le descrizioni sono ermetiche, incise e crude. I due autori hanno fatto un ottimo lavoro, e Gabi ha avuto davvero un gran coraggio per mettersi a nudo e a denunciare quello che erano alcuni quartieri di Palma di Maiorca negli anni ottanta. 

Parola di lettore. 
 

domenica 11 dicembre 2016

Terreni di Oddný Eir Ævarsdóttir

Vi consiglio un libro:

TERRENI di Oddný Eir Ævarsdóttir

Oddný Eir Ævarsdóttir è una scrittrice islandese nata nel 1972. Si è laureata all’università Sorbona di Parigi e oltre ad essere scrittrice, gestisce assieme al fratello Uggi Ævarsson la casa editrice Apaflasa e uno spazio d’arte contemporanea tra New York e Reykjavik. Ha inoltre collaborato con l’artista Bjork (a sua volta islandese) in Vulnicura e in un particolare progetto della cantante per la salvaguardia naturale chiamato Biophilia. L’opera in questione dal titolo originale Jarðnæði è il suo terzo scritto autobiografico e oltre ad aver vinto nel 2012 l’Icelandic Women’s Literature Prize, ha ricevuto anche l’importante nomina all’Icelandic Literary Award 2011.
Terreni è sbarcato in Italia nel 2016 pubblicato da Safarà Editore con la traduzione di Silvia Cosimini.

“È strano essere di nuovo a casa. È un sollievo, però allo stesso tempo provo ancora un po’ di nostalgia. Devo cercare di sistemarmi e trovare casa, ma alle mie condizioni. Probabilmente da sola. Forse potrei tenere un cane. Peccato che sia così difficile viaggiare oltreoceano con i cani. Li mettono in stiva? L’amore è cieco, e non è il solo ad esserlo. Mi sento come se mi avessero coperto gli occhi con una benda. Libererò di questa benda, ci scriverò sopra, al chiarore dell’alba. Il sole rinasce.”

L’opera autobiografica in questione conta duecentoquaranta pagine ed è scritta sotto forma di diario. Narra di una donna che per diversi anni ha vagato per l’Europa e ad un certo punto decide di tornare nella sua terra natale, l’Islanda, per trovare delle risposte a quesiti divenuti ormai parte di lei in un tempo di crisi.
La storia è scritta su due livelli, a mio avviso molto importanti. Il primo livello riguarda la quotidianità della protagonista, la sua vita accanto al fratello Ugli e il suo compagno Fugli. Racconta della sua volontà di sistemarsi, di costruire una casa dove mettere famiglia assieme alle due persone in assoluto a cui è più legata. Mentre l’altro livello riguarda la sua conoscenza storico-letteraria, infatti per tutto il testo vengono citati romanzi, saghe e poesie di autori appartenenti alla cultura islandese.
Mi ha colpito particolarmente un quesito che l’autrice si pone che a mio parere è pieno di significato ovvero: è possibile convivere e provare intimità e affetto mantenendosi comunque relativamente distanti e autosufficienti? La donna si interroga più volte riguardo a questa domanda in quanto lei, studiosa, ha bisogno di calma per scrivere e lavorare, cosa che ammette di non riuscire a fare quando qualcuno in casa è teso per qualunque motivo. D’altro canto è spaventata di una convivenza a tutti gli effetti, dei propri spazi che si riducono, che col il tempo diventano inevitabilmente anche dell’altro. 
 
La prefazione del libro scritta da Massimiliano Bampi è senz’altro degna di nota. L'Islanda è un’isola con poco più di trecento mila abitanti ma con artisti in quantità e soprattutto di qualità. Soltanto nel panorama letterario basti pensare a Halldór Laxness, Jón Kalman Stefánsson, Gunnar Gunnarsson o proprio la scrittrice stessa di quest’opera, Oddný Eir Ævarsdóttir, senz’altro uno dei nomi più importanti della letteratura contemporanea dell’isola.

Detto questo, mi sento di ritornare sulle mie parole. Terreni è molto di più di un romanzo autobiografico. È la ricerca di se stessi, la dura ricerca di un luogo dove vivere la propria vita felici, di un terreno fertile da coltivare.
Vi lascio augurandovi buona lettura con alcuni versi di una poesia di Kristján Jónsson Fjallaskáld citata nelle ultime pagine dell’opera:

Sull’artico deserto d’arena,
Solo di notte io vago,
Ormai svanita è la regione del Nord,
Ormai non ho più casa.

Parola di lettore.


lunedì 5 dicembre 2016

Dentro soffia il vento di Francesca Diotallevi

Vi consiglio un libro:

DENTRO SOFFIA IL VENTO di Francesca Diotallevi

Francesca Diotallevi è una scrittrice italiana milanese classe '85 laureata in scienze dei beni culturali. “Dentro soffia il vento” è un sua opera pubblicata da Neri Pozza Editore nonché vincitrice del Premio Neri Pozza – fondazione Pini – circolo dei lettori.
Oltre al prequel di questo romanzo “Le grand diable” pubblicato esclusivamente in ebook, troviamo in libreria l’opera d'esordio “Le stanze buie” (Ugo Mursia Editore, 2013) e “Amadeo Je t'aime” (Mondadori Elceta storie, 2015).

È da poco finita la prima guerra mondiale, ci troviamo in una valle valdostana. Don Agape, partito da Roma per risolvere la sua crisi di vocazione, arriva nel comune di Saint Rhémy.
Qui conosce padre Jaques, che non può fare a meno di mostrarsi scocciato e scontroso verso lo sconosciuto, qualità che il don nota essere cementata anche nel resto della comunità. In poco tempo fa conoscenza con tutta la popolazione, in particolar modo con il maestro Lucien, sua moglie, e la famiglia Rosset; a tal proposito si ritrova a parlare con Yann, il fratello del defunto Raphaël, con il quale avvista a poca distanza una figura dal colore rosso, che don Agape scambia innocuamente per una volpe ma che in realtà è una ragazza di nome Fiamma. Rimane particolarmente colpito dallo sguardo di Yann nei confronti di questa. Infatti sembra al contempo attratto e disgustato. È una valanga a riportare in vita vecchi accadimenti, ed è compito di don Agape tenere insieme la comunità, già da tempo sfaldata.

“Dentro soffia il vento” è diviso in capitoli narrati dal punto di vista dei tre personaggi principali: don Agape, Yann e Fiamma.
Assieme a Fiamma, la ragazza considerata dal resto della popolazione una strega da temere e da cui stare lontano, don Agape è colui che al suo arrivo smuove la tranquillità di Saint Rhémy. Rappresenta la figura del riscatto, un uomo che nonostante la sua fede vacillante ha deciso di lasciare il suo nido e partire per un posto sperduto dove poter creare una sua comunità. Nel borgo di Saint Rhémy non trova però quello che si aspettava, ma molto di più. Con una forza di volontà da ammirare, alla fine riesce a riunire tutta la popolazione e fare venire a galla e risolvere vecchi problemi che inevitabilmente stravolgevano ancora il quotidiano.
L’autrice, giovanissima, sa scrivere e lo fa divinamente, facendo arrivare il lettore a fine romanzo in un batter d’occhio. Anche qui, come nei migliori romanzi, si crea un legame tra lettore e personaggi, in particolar modo viene a crearsi un’empatia nei confronti di Fiamma. È un romanzo sotto certi aspetti crudele e spietato verso i personaggi, dove in appena duecentoventi pagine si crea un intreccio di paura, attrazione, e religione. Sono questi elementi ad incrociarsi in un’ambientazione rurale, dando così vita ad una storia mai vista prima d’ora.

Libro consigliatissimo,
Parola di Lettore.