domenica 20 agosto 2017

Stoner di John Williams

John E. Williams è stato uno scrittore e professore di inglese americano vissuto dal 1922 al 1994. Nella sua vita ha pubblicato quattro romanzi, in ordine cronologico: Nulla, solo la notte (1948), Butcher’s crossing (1960), Stoner (1965) e Augustus (1972), con il quale nel 1974 vinse il National Book Award.
In Italia i primi tre romanzi sono pubblicati da diverso tempo da Fazi Editore con la traduzione di Stefano Tummolini, mentre Augustus è di prossima pubblicazione.

In libreria è possibile trovare Stoner in edizione rilegata al prezzo di 17,50 euro o nella più recente edizione in brossura a 15 euro.
A quarantatré anni compiuti, William Stoner apprese ciò che altri, ben più giovani di lui, avevano imparato prima: che la persona che amiamo da subito non è quella che amiamo per davvero e che l’amore non è un fine ma un processo attraverso il quale una persona tenta di conoscerne un’altra.

Williams Stoner nasce da una famiglia di contadini del Missouri e trascorre tutta la sua vita a pochi chilometri di distanza dalla cittadina natale. Incominciata l’università nella facoltà di agraria si accorge di provare un’attrazione spropositata per la letteratura, così dopo qualche tempo decide di cambiare corso. La sua passione e la sua dedizione lo portano ad ottenere il posto fisso prima come lettore, poi come professore, professione che lascerà solamente alla sua morte. 
Intanto la sua triste e noiosa vita continua imperterrita; ha pochi amici, il matrimonio su cui aveva riposto mille speranze si rivela un fallimento, e per di più un collega fa di tutto per indispettirlo. Stoner si chiude in sé stesso trovando soddisfazione solamente nelle parole contenute nei libri che legge e nell’insegnamento.

Entrambi erano molto timidi e si conobbero lentamente, con cautela. Si avvicinavano e poi si allontanavano, si toccavano e si ritraevano immediatamente, per paura du imporsi l’uno all’altra più di quanto non fosse desiderato. Giorno dopo giorno, ogni riserva tra di loro si sciolse e alla fine, come ogni persona timida, si  aprirono l’un l’altra senza più difese, fino a sentirsi perfettamente a loro agio.

John E. Williams con un personaggio monotono è riuscito a dare vita ad uno dei romanzi più importanti e discussi degli ultimi anni, un vero e proprio caso letterario che sicuramente non ha nulla da invidiare a tanti altri capolavori contemporanei. Benché la trama possa sembrare banale e noiosa al punto da far passare la voglia di prendere in mano il libro e leggerlo, attraverso la sua prosa lo scrittore riesce a rendere Stoner e la sua noiosa vita qualcosa di magnifico.


Il protagonista del romanzo vede l’università come se fosse un vero e proprio rifugio dal mondo esterno, in un contesto storico solcato dalle due guerre mondiali che come racconta nel testo, fecero sì che in università ci fossero grandi cambiamenti. Stoner usa l’università per ripararsi dall’insoddisfacente e spesso umiliante vita domestica, dove la moglie lo spodesta dal suo ufficio costringendolo a dormire sul divano, fa di tutto per farlo sentire a disagio e dove, sempre a causa della moglie, non può permettersi di avere un legame troppo stretto con la sua unica figlia.
Sotto la superficie del romanzo, infinite storie si intrecciano alla semplice e noiosa vita del protagonista, alcune fermandosi per diverse pagine, altre sfiorandola solamente. Mi viene da pensare a David Masters, un brillante ragazzo che muore durante il primo conflitto mondiale e che nonostante accompagni Stoner per poche pagine nei suoi primi tempi all'università, continuerà inesorabilmente e inconsciamente ad avere una parte nella sua vita anche a distanza di diversi anni; oppure a Catherine, un'insegnante che intreccerà il suo filo rosso con quello di Stoner diventando un tutt’uno con lui. 

È un must della lettura americana, un romanzo come pochi che nella sua semplicità stupisce chiunque. Sempre.

Consigliato, 
Parola di lettore.

lunedì 14 agosto 2017

Il libro del mare di Morten A. Strøksnes

Morten A. Strøksnes è uno scrittore, giornalista e fotografo norvegese classe ’65. Dopo avere scritto recensioni e reportage di diverso genere, nel 2015 pubblica Havboka, un’opera non-fiction che gli permette di raggiungere il successo anche a livello internazionale. 

In Italia Havboka – eller Kunsten å fange en kjempehai fra en gummibåt på et stort hav gjennom fire årstider è un’opera pubblicata da Iperborea con il titolo Il libro del mare - O come andare a pesca di uno squalo gigante con un piccolo gommone in un vasto mare ed è tradotta da Francesco Felici. La prima edizione è datata Maggio 2017.

Nel libro vengono narrati i diversi tentativi compiuti dallo scrittore e dall’amico Hugo, di catturare il tanto famigerato squalo di Groenlandia su una barca di dimensioni certamente non adatte a trainare tale creatura.



Avendo acquistato Il libro del mare senza conoscere trama o altro, non sapevo esattamente cosa aspettarmi, ma avendo sempre amato qualunque titolo Iperborea, ho deciso di fidarmi ciecamente.
È un libro che ho letto in appena tre giorni, e dire che mi è piaciuto davvero tanto sarebbe riduttivo.
Anche se a prima vista può sembrare un semplice resoconto di un’esperienza in barca svolta nel magnifico scenario delle isole Lofoten, in realtà questo testo offre molto di più. La ricerca dello squalo, infatti, è un punto fisso sul quale l'autore fa perno per divagare su altri argomenti; dall'anatomia di una particolare specie marina, ad un'opera di Edgar Allan Poe. 
La ricerca effettiva, con tanto di descrizione della preparazione e quant'altro, è solo una piccola parte di quello che l'autore vuole trasmettere, e ho avuto l'impressione che questa fantomatica ricerca sia usata per narrarci di una ricerca differente, forse interiore.




Vista dallo spazio, la Corrente del Golfo somiglia alla Via Lattea, e dalla terra la Via Lattea somiglia alla Corrente del Golfo. Entrambe hanno in sé vortici a spirale in movimento. Nelle serie di fantascienza, le astronavi non somigliano agli aerei, ma a barche. Entrano continuamente in nebulose, tempeste di ioni e piogge di meteoriti, come una nave incontra nebbia d’avvezione, uragani o iceberg. Il capitano sta sul ponte e scruta oltre la coperta, il volto segnato dall’ansia. Se la caveranno? Se l’astronave ne uscirà troppo gravemente danneggiata, l’equipaggio dovrà correre alle scialuppe, o capsule di salvataggio. Persino i mostri dello spazio spesso assomigliano a creature che si trovano in mare.


Dunque questo libro contiene un vero e proprio mare di notizie che l’autore collega con maestria. È un manifesto letterario in cui scene di pesca degne di un vero e proprio saggio, lasciano spazio a situazioni della vita quotidiana nei dintorni di Skrova, fino ad arrivare a leggere di quello che non ci si aspetterebbe mai da un simile testo. È un libro che nella sua semplicità è davvero molto avvincente e interessante anche come per chi, come il sottoscritto, di mare e di pesca non sa quasi nulla.

Parola di lettore.

Hugo Aasjord è un artista che dipinge per lo più scenari astratti. Vedendo questo suo dipinto, non ho potuto fare a meno di pensare allo squalo di Groenlandia. Potete trovare altre sue opere sul sito http://hugoaasjord.com  

lunedì 31 luglio 2017

La donna è un’isola di Auður A. Ólafsdóttir


Auður Ava Ólafsdóttir è una scrittrice islandese nata nel 1958 a Reykjavik. I suoi quattro romanzi (Rosa candida, La donna è un’isola, L’eccezione, e il rosso vivo del rabarbaro) sono pubblicati in Italia da Einaudi e tradotti dall’islandese da Stefano Rosatti. 
La donna è un’isola, la seconda fatica dell’autrice. Venne pubblicata nel 2004 in Islanda e soltanto nel 2013 in Italia. In libreria, è possibile trovarla nell’edizione rilegata Einaudi Supercoralli (18,00€) oppure in brossura all'interno della collana Super ET (12,00€).

Sì, conosco tante lingue, forse troppe, ma in fondo non sono mai stata davvero capace di trattare, con le parole, di esprimerle faccia a faccia, a un uomo. Certo, so che la frase semplice si costruisce con soggetto, predicato e complemento oggetto, e che periodi più complessi richiedono l'uso di preposizioni varie, ma la mia padronanza di lessico e sintassi non è che vada molto più in là di questo. Alla fin fine, io non sono una capace di trovare le parole, quelle giuste, voglio dire (che poi è ciò che conta davvero). Neanche per esprimere i concetti più necessari, tipo, nell'ordine: "stai attento", oppure: "ti amo”.

La protagonista del romanzo, nonché narratrice, è una donna sulla trentina, poliglotta e affettivamente disfunzionale. Il giorno in cui decide di tagliare i rapporti con l’amante, suo marito le comunica di essere intenzionato a divorziare. Si ritrova improvvisamente sola; decide allora di andare a vivere nel piccolo studio che possiede accanto al porto della città.
Successivamente scopre di non stare affatto male sola e che forse è proprio quello il suo destino. Intanto in una telefonata le viene comunicato che è la vincitrice di un concorso alla quale aveva partecipato tempo prima e scopre di essere la nuova proprietaria di un cottage. Su due piedi decide di partire per un viaggio dal quale potrebbe non fare mai ritorno. È l’amica Auður, incinta, a movimentare il romanzo cadendo sul vialetto di casa. Dal letto dell'ospedale affida alla protagonista il figlio Tumi, un bambino molto intelligente ma fragile, quasi cieco e praticamente sordo. La protagonista decide comunque di partire, iniziando così un viaggio che la porterà a riscoprire il suo istinto materno e affettivo nei confronti del bambino, e nuovi sentimenti verso un uomo misterioso.

Alzo il volume, una donna canta di sofferenza e amore: Cuando sufras, también piensa en mí, quando soffri, pensa a me. Non a Dio, o a qualcun altro. A me.

Credo che il punto focale di questo romanzo sia il viaggio interiore e la nascita (o la riscoperta) dell’istinto materno nella protagonista. Come le dice l’ex marito nelle prime pagine del romanzo, all’inizio della sua «nuova vita» è altamente indipendente e priva di alcun istinto materno. Questo le viene in soccorso quando la vita le crolla addosso, quando si accorge di non riuscir a comunicare con un bambino nonostante conosca più di dieci lingue e nel momento in cui si accorge di essere immatura rispetto alle sue coetanee.

La donna è un'isola quindi parla del viaggio intorno all'isola della protagonista, intervallato da strani incontri che la riporteranno indietro con gli anni e le faranno mettere in dubbio tutto quello che pensava fosse sicuro all'interno della propria vita.

Ho scelto di leggere questo romanzo a causa dell’enorme rumore mediatico che aveva provocato in tutta Europa. Le prosa della scrittrice è delicata, in diversi punti poetica. È la prosa appartenente a una donna che si riscopre madre senza volerlo, per necessità. 
Scritto in prima persona, La donna è un’isola è un viaggio all’interno della mente della protagonista, alla scoperta dei suoi limiti, dei doveri e dell’amore ritrovato nei confronti di se stessa. 
Un viaggio da percorrere insieme alla protagonista e a Tumi, che ci farà amare la vita e tutte le possibilità che questa dà.

Parola di lettore. 

domenica 11 giugno 2017

Casa di bambola di Henrik Ibsen



Henrik Ibsen è uno scrittore e drammaturgo norvegese vissuto dal 1828 al 1906.

Dopo aver visto il suo sogno di diventare un pittore andare in fumo, lavora come apprendista in una farmacia di Grimstad. Intanto prosegue i suoi studi, ed è proprio in quel periodo che incomincia a scrivere le sue prime opere.

Lasciati gli studi per dedicarsi al teatro, con l’aiuto di una borsa di studio si trasferisce prima in Germania poi in Italia. Nel 1891 lascia Roma per fare ritorno a Cristiania, attuale Oslo, dove una quindicina di anni dopo ci lascia.



Uscito nel 1879 con il titolo originale Et dukkehjem, Casa di bambola è forse uno dei componimenti teatrali più famosi e importanti dell’autore. All’epoca infatti fece scalpore all’interno di una mentalità maschilista e poco evoluta, la stessa che l’autore criticava all’interno dell’opera.

Ho letto Casa di bambola nell’edizione edita dalla casa editrice Giulio Einaudi con la traduzione di Anita Rho.



La storia si svolge per lo più all’interno delle mura domestiche di casa Helmer.

Nora, moglie di un eccelso avvocato da poco promosso a direttore della banca, svela alla sua amica Kristine del suo debito che diversi anni prima aveva contratto nei confronti di un certo Krogstad falsificando la firma del padre in fin di vita, allo scopo di curare suo marito Torvald. Aveva risparmiato per tutto quel tempo in segreto, cercando di comprarsi solo lo stretto indispensabile, ma ora che suo marito era stato promosso non sarebbe stato più un problema.

Krogstad però, sente il suo posto da banchiere a rischio e ricatta Nora, che disperata, cerca in tutti i modi di convincere il banchiere a ritirare le minacce. Per far rimanere suo marito all’oscuro di tutto, Nora deve convincerlo a non licenziarlo.

Dopo diverse vicende che vedono tra i personaggi anche il medico e amico di famiglia dottor Rank, Torvald viene comunque a sapere del segreto della moglie.

Arrabbiato ma allo stesso tempo preoccupato della sua reputazione, sgrida Nora, che offesa, mette in discussione tutti gli anni di matrimonio.

Un fatto però fa cambiare idea a Krogstad, che ritira le sue minacce e il suo debito. Torvald allora si scusa, ma Nora capisce che in tutti quegli anni di matrimonio non era mai stata presa in considerazione, quindi decide di abbandonare il marito e i figli e scappare.



Nel testo Nora è rappresentata come un personaggio scaltro, onesto ma che allo stesso tempo è pronta a tutto per salvare la vita di un suo caro. Nonostante sia stato creato nel 1879, è tuttavia un personaggio moderno, e lo si vede quando svela il suo segreto, quando tutti rimangono a bocca aperta. Per fare il bene nei confronti della famiglia quindi agisce di sua spontanea volontà sena interrogare prima il marito; rifiuta quindi il ruolo di manichino, di bambola, lo stesso che la società le aveva assegnato.



domenica 4 giugno 2017

Slumberland di Paul Beatty

Paul Beatty è uno scrittore americano nato nel 1962 a Los Angeles. Ha studiato psicologia e scrittura creativa in due delle università più facoltose degli USA ed è autore di quattro romanzi e di numerose poesie. 
Nel 2016 ha vinto il Man Booker Prize con il suo ultimo ed eclatante romanzo «Lo schiavista». 
Slumberland è uscito in America nel 2008 e due anni più tardi in Italia pubblicato dalla casa editrice Fazi. Al momento è in libreria in una nuovissima edizione della collana Le strade con la traduzione di Silvia Castoldi.

Berlino, 1989. 
Partito da Los Angeles da un giorno all’altro, Dj Darky arriva in città alla ricerca di una leggenda del DJing underground: Charles Stone, soprannominato Schwa. Si fa assumere presso lo Slumberland, un locale frequentato da soli neri dove svolge la mansione da lui inventata del “Jukebox sommelier”. Assiste alla caduta del muro che divide in due parti la città e man mano che i giorni passano, si immedesima sempre più nell’ambiente che lo circonda fatto di contraddizioni e bizzarrie; cose che in breve tempo entrano a far parte della sua routine quotidiana. Studia il carattere tedesco soffermandosi maggiormente sulla fisionomia delle donne. Tra un disco e un’amante, continua la sua spassionata ricerca di un uomo che sembra ormai aver perso ogni contatto con il resto del mondo. 
Se dovessi consigliare un romanziere dall’innato senso dell'umorismo allora consiglierei senza pensarci due volte Paul Beatty. Nel romanzo è già presente il senso di spiccata autoironia che lo contraddistingue nell suo «Lo schiavista». 
Lo scrittore anche questa volta come nella sua ultima fatica, stuzzica i lettori giocando con “l’essere neri” e cambiando le variabili di una situazione storica di per sé delicata, ottenendo così una storia bizzarra quanto realistica. Racconta in maniera ineccepibile le avventure di Dj Darky con i diversi personaggi che incontra sul suo percorso. Dal nazifascista con il quale fa amicizia suonando ad un raduno contro i neri, al suo rapporto con una collega del bar. Le pagine di Slumberland, proprio come le stanze dell’omonimo locale berlinese, sono colme di musica Jazz e riferimenti ai più disparati generi musicali che fanno di questo libro non solo un perfetto candidato per una lettura intelligente ma anche per una lettura per tutti i musicofili. 
È un libro che mi ha tenuto incollato alle sue pagine dall’inizio alla fine e che ho amato. Una vera e propria perla in un mare di sabbia. 

Consigliato, 
Parola di lettore. 


lunedì 29 maggio 2017

Quaderno di disciplina di Luigi Bernardi e Otto Gabos

Oggi voglio parlarvi di Quaderno di disciplina, opera pubblicata dalla casa editrice Tunué. È realizzata dalla collaborazione tra lo scrittore Luigi Bernardi e il disegnatore Otto Gabos. 

Luigi Bernardi, classe ’53, è stato un saggista, fumettista e scrittore italiano conosciuto anche per aver creato e diretto case editrici e diverse riviste.

Mario Rivelli, in arte Otto Gabos, è un fumettista nato a Cagliari nel 1962. Ha partecipato ai principali movimenti fumettistici, e dal 2005, insegna all’accademia delle Belle Arti di Bologna.

Un importante capo della mala racconta della sua vita e dei suoi figli attraverso un quaderno di appunti. Francesco e Francesca, tanto distanti a lui quanto vicini, provano ad amministrare il soldo sporco del padre e a mandare avanti la loro vita sapendo di esser nati e cresciuti a quello scopo. Le giornate trascorrono tra omicidi, soldi, banche svizzere e uno scagnozzo che indossa i Ray-Ban anche dieci metri sotto terra. Il padre, conscio della sua imminente fine, si prepara a lasciare il posto ai figli.

Quando ho visto Roger Federer colpire la pallina da tergo dopo che gli era passata fra le gambe, ho capito che niente è impossibile, che anche la fisica si piega alla volontà. L’universo non è quella materia rigida che ci aspettiamo, è plastilina rimodellabile a piacere.

Dal quaderno di appunti del personaggio principale costretto vivere sottoterra, nasce un bilancio di vita pieno di idee da sviluppare. È un viaggio introspettivo all’interno della sua mente, del suo cuore: conosciamo le sue debolezze, la voglia di uscire e camminare liberamente per le strade, la sua possibilità di evadere dal bunker solo ed esclusivamente di notte, e il fumo delle sue sigarette che riempiono le stanze senza finestre di quella che in fin dei conti è la prigione che lui stesso si è costruito.

Otto Gabos definisce Quaderno di disciplina una total novel, un’opera dove le sue linee si uniscono al racconto di Luigi Bernardi per creare qualcosa senza precedenti. 

Questa total novel, nonostante sia davvero molto gradevole da leggere, racconta solo una minima parte della storia. Narra di attimi appartenenti alle vite dei personaggi legate da un filo molto sottile, la loro voglia di continuare e andare avanti ancora nonostante le difficoltà.
Avrei letto molto volentieri un altro centinaio di pagine. 

Comunque consigliato, 

Parola di lettore.


giovedì 25 maggio 2017

Forse l'amore di Silvia Vecchini e Sualzo

Cari lettori,
oggi vi parlo della graphic-novel «Forse l’amore» inviatami dalla casa editrice Tunué
Forse l’amore vede la luce per la prima volta l’11 maggio di quest’anno ed è frutto della collaborazione tra la sceneggiatrice S. Vecchini e Sualzo. Penso proprio di non sbagliarmi a definirla «una poesia 2.0». 

Silvia Vecchini, classe ’75, è scrittrice di libri per ragazzi. Il suo «Fiato sospeso», illustrato anche questo da Sualzo, ha vinto i premi Carlo Boscarato 2012 e Orbil Balloon 2013.

Antonio Vincenti, in arte Sualzo, è un illustratore nato a Perugia nel 1969. Con Silvia Vecchini ha pubblicato «Fermo» per Bao Publishing e «Fiato sospeso».  
Forse l’amore è una sveglia che suona all’improvviso, è mettersi sempre la stessa maglietta che ti ha portato fortuna oppure cambiare di continuo per parlare con i colori che indossi

È una poesia che sembra essere scritta da qualcuno che si innamora per la prima volta e che non sa di preciso che cosa aspettarsi. Paragonandola ad una qualunque giornata di scuola, cerca di far luce sulle preoccupazioni che questa nuova sensazione provoca, e nel contempo, prova a spiegare al lettore quanto questa sia effettivamente bella. 

Quindi a cosa somiglia il primo amore? 
Concludo riportandovi una frase tratta dal retro del volume:
“A cosa somiglia la prima volta che ci si innamora? Un giorno qualunque sembra rispondere”.


domenica 14 maggio 2017

Karl Ove Knausgård travels through North America

Oggi voglio parlarvi di un racconto diverso da quello che viene affrontato solitamente all’interno di questo blog. Voglio infatti parlarvi del racconto di viaggio dell’autore norvegese Karl Ove Knausgård scritto per il quotidiano americano The New York Times con l’intenzione di narrare dal suo punto di vista di uomo europeo, le sensazioni e le emozioni provate dai Vichinghi al momento del loro sbarco in America. Il racconto è diviso in due parti, ne consiglio la lettura direttamente dal sito in quanto correlato dalle splendide immagini scattate dal fotografo Peter Van Agtmael. 


Karl Ove Knausgård è uno scrittore norvegese classe ‘68 divenuto famoso con il ciclo di sei romanzi autobiografici dal titolo “La mia lotta”. In Italia sono pubblicati da Feltrinelli i primi quattro volumi: La morte del padre, Un uomo innamorato, L’isola dell’infanzia e Ballando al buio. Questa estate dovrebbe uscire il quinto volume, intitolato La pioggia deve cadere. 

Peter Van Agtmael è un fotografo statunitense nato a Washington DC nel ’81. Ha pubblicato Disco Night Sept 11, uscito nel 2014, e Buzzing at the Sill, uscito lo scorso anno. Il primo è un progetto fotografico sull’America post 11 settembre, mentre il secondo riguarda l’America e le sue guerre. 

Karl Ove è in volo per Toronto e quando si ricorda di essere senza patente, ormai è troppo tardi per tornare indietro a rimediare. Al suo arrivo, non riesce a farsi spedire un certificato che attesta la sua abilità di guida e solo dopo qualche giorno, fortunatamente riesce a risolvere il problema. Incontra Peter, il fotografo che dovrebbe seguirlo lungo tutto il viaggio e con il quale lo scrittore troverà una particolare sintonia nonostante i due abbiamo caratteri molto diversi.

Partendo dalla capitale canadese e passando per Terranova e Labrador, Karl Ove in queste poche pagine finisce per raccontarci dell’incontro con un suo lontano parente, un certo Mark Haltoy, del quale ignorava l'esistenza.

Da grande estimatore dell’autore ho trovato questo testo leggermente sottotono. È ovviamente scritto bene, ti tiene attaccato al foglio dall’inizio alla fine, tuttavia una volta giunto alla fine mi sono sentito leggermente disorientato. 

Il finale non mi ha convinto del tutto in quanto avrei preferito una riflessione più approfondita dell’epoca di emigrazione norvegese, tuttavia è anche vero che l’autore stesso ammette di aver scoperto poco o niente dai suoi dieci giorni in America. Una cosa che lo scrittore riesce a far percepire magistralmente sono le atmosfere nelle quali si ritrova intrappolato: dalla stanza d’albergo al pub con la musica altissima. È una lettura frivola, sicuramente molto meno pesante della sua splendida esalogia autobiografica.

Parola di Lettore. 

Clicca qui per leggerlo: 
prima parte
seconda parte

domenica 9 aprile 2017

L'ultimo narratore di Vittoria Guido

«L’ultimo narratore» è il racconto d’esordio di Vittoria Guido, una giovane scrittrice bolognese. È pubblicato dal 26 febbraio 2017 dall’editore Digital Index ed è disponibile esclusivamente in formato digitale nei più famosi store online come Amazon, Play Store e iBooks. 
"Nessuno ti dice di tornare sui tuoi passi, ma di farne nuovi accettando le impronte che hai lasciato indietro."

Nuhr è in fin di vita e ormai il suo mentore Carrol ha perso ogni speranza di riuscire a salvarla. Gli si presenta alla porta un uomo misterioso che dice di chiamarsi Meyer. Convinto di riuscire a curare la giovane, lo sconosciuto si fa condurre a lei, che al suo arrivo sembra riprendersi. Nuhr è incuriosita dall’uomo che ha davanti, ma quando lui le dice di non essere un medico bensì un narratore ne rimane delusa. Meyer insiste a non lasciarla morire e così riesce a trascinarla all’interno della Biblioteca Universale. Qui incomincia a narrarle la storia contenuta in un grande tomo intitolato «Lo scongelamento».
La ragazza ascolta lo sconosciuto raccontarle di Gabriel, un bambino che per salvare il suo popolo attraversa a nuoto un intero mare per sbarcare in una terra sconosciuta, dove un popolo composto da stravaganti creature particolarmente affettuose lo accompagnerà sino alla cima della montagna silenziosa

Il racconto è breve, scritto in una prosa semplice e molto piacevole da leggere. La storia non la si può definire fantasy nel senso più stretto del termine poiché ne mantiene solo determinati elementi; Vittoria Guido in questo testo ha voluto unire elementi fantastici con altri fiabeschi, creando così un mix originale e ben riuscito. Mi sento di accostare L’ultimo narratore ad un tipo di letteratura folkloristica, e questo a parer mio rappresenta un enorme pregio per una scrittrice così giovane.
All’interno di questo clima fiabesco fatto di montagne parlanti e buffe creature del naso rosso, si percepisce un vero e proprio viaggio introspettivo sulla fiducia in se stessi e sull’amare, valori a prima vista triti e ritriti ma che all’interno del testo vengono trattati in maniera esaustiva e non banale. 

Il racconto, seppur molto bello, presenta alcuni errori grammaticali e alcune imperfezioni tra cui l'uso di due differenti tipi di punteggiatura per indicare i dialoghi. 
Tuttavia sorvolando questi piccoli difetti involontari (a chi non è mai capitato di trovare un errore leggendo un libro?), si riesce a godere di una storia originale scritta con rispetto per i personaggi   e soprattutto con evidente passione.

È una lettura che consiglio a tutti, grandi e piccoli.

Parola di lettore.

Potete trovare «L’ultimo narratore» di Vittoria Guido qui:
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