domenica 9 ottobre 2016

Harry Potter e la maledizone dell'erede di J. K. Rowling e Jack Thorne.

Vi parlo di un libro: 

HARRY POTTER E LA MALEDIZIONE DELL’EREDE di J. K. Rowling.

J. K. Rowling è una scrittrice inglese nata il 31 luglio 1965 a Yate. Conosciuta principalmente per aver creato il magico mondo di Harry Potter, è una delle scrittrici più influenti dell’ultimo decennio. Oltre ad i sette libri della saga del mago, è anche autrice de Il seggio vacante e della trilogia di gialli (Il richiamo del cuculo, il baco da seta, la via del male) scritta con lo pseudonimo Robert Galbraith. La saga di Harry Potter è pubblicata in Italia dal 1998 da Salani Editore, e oltre i sette libri – La pietra filosofale, La camera dei segreti, Il prigioniero di Azkaban, Il calice di fuoco, L’ordine della fenice, Il principe mezzosangue, I doni della morte – sono stati pubblicati anche i tre volumi della biblioteca di Hogwarts: il quidditch attraverso i secoli, Gli animali fantastici: dove trovarli e Le fiabe di Beda il Bardo. Nel 2016 viene annunciato lo spettacolo teatrale di Harry Potter and the Cursed Child, di cui recentemente è stato pubblicato il copione in forma cartacea. Questo non è direttamente opera della scrittrice bensì un adattamento teatrale ricavato seguendo le linee guida di una sua bozza. Harry Potter e la maledizione dell’erede è un libro successivo alla saga, tratta di una vicenda avvenuta diciannove anni dopo I doni della morte, e vede protagonisti Albus Potter e Scorpius Malfoy.
“Quando gli altri saranno risparmiati, quando il tempo sarà girato, quando figli non visti uccideranno i padri: allora tornerà il Signore Oscuro.”

Albus Potter e Scorpius Malfoy si incontrano sul treno diretto ad Hogwarts e stringono una profonda amicizia. Nonostante i loro genitori non siano mai stati amici, il fatto di essere legati a nomi conosciuti e importanti, crea una sorta di empatia tra i due. Albus ad Hogwarts non si trova affatto bene. Non ha molti amici, è impopolare, e come se tutto questo non bastasse è anche negato con la magia. Come l'amico, Scorpius, ha anche lui un carico notevole sulle spalle. Infatti dalla sua nascita si dice che sia in realtà il figlio di Voldemort, e questo fa si che tutti maghi lo evitino. Un anno dopo, durante una nottata insonne passata a rigirarsi nel letto di camera sua, Albus sente Harry parlare animatamente con Amos Diggory, il padre di Cedric. Si è venuto a sapere che il Ministero della magia dispone di una Giratempo, e Amos pretende che Harry torni indietro a salvare il figlio. Albus capisce che il padre ha le mani legate, e assieme a Scorpius, decide di andare a trovare il signor Diggory. Nella casa di riposo in cui vive, incontrano Delphi, una ragazza che fa da assistente all’uomo, dalla quale Albus si sente subito attratto. I tre, dopo aver convinto Amos di essere in grado di salvare Cedric, riescono ad entrare al Ministero della Magia e a rubare la Giratempo. Mentre i ragazzi compiono vari viaggi temporali in cui rischiano la pelle e combinano un guaio dopo l’altro nel tentativo di salvare Cedric, i loro genitori, con l’aiuto di Ron, Hermione e della loro ex professoressa McGonagall (ormai divenuta preside), cercano di capire dove sono scappati. Nel contempo si viene a sapere che il mondo dei maghi è in pericolo, ed è una profezia ad annunciare l’imminente ritorno di Voldemort. Così ancora una volta, Harry Potter e i suoi amici dovranno combattere la magia oscura in una serie di viaggi temporali che lo riporteranno alla notte in cui Voldemort ha assassinato i suoi genitori.

Prenotato online quasi un mese prima dell’uscita in libreria attirato dal riscontro mediatico che stava suscitando, Harry Potter e la maledizione dell’erede aveva attirato la mia attenzione più di quanto pensassi. Appena ho avuto la possibilità di leggerlo, non sono riuscito a staccarmene facilmente. È un libro molto scorrevole, si legge in pochissimo tempo, e nonostante mi abbia preso dal primo atto, è terribilmente pieno di difetti. La trama, tanto per cominciare, non è assolutamente al livello dei libri precedenti, e riguardo a questo, trovo che la Rowling abbia fatto un errore ponendo questo libro a seguito degli altri. Ci sono imperfezioni, forse troppe. La più evidente, almeno per quanto mi riguarda, è la fallimentare caratterizzazione di alcuni personaggi, tra i quali Ron e Silente. Il primo l’avevamo visto crescere e col tempo diventare più maturo e adulto, eppure in questo capitolo viene descritto come tonto. Silente, che qui appare in pochissime scene, sembra una cattiva imitazione del personaggio al quale la scrittrice ci aveva abituati. Dialoghi scialbi, di poche parole e privi di significato. Ci vengono presentati personaggi che avrebbero potuto avere un ruolo più rilevante ma che invece dopo le prime pagine non compaiono più. Parlo di James e Hugo, i fratelli di Albus Severus, che sono stati completamente inutili se non per riempire i primi dialoghi. È un peccato, perché se fosse stato sviluppato con più di cura, questo libro avrebbe potuto essere un degno successore della saga. Sembra quasi che Harry Potter e la maledizione dell'erede sia stato fatto in fretta e furia senza troppe pretese per accontentare il prima possibile i lettori più fedeli. Mi viene da pensare che forse se avessimo aspettato qualche altro mese, ora avremmo potuto stringere tra le mani un prodotto migliore, con una storia ben costruita, e con meno parti prevedibili (Si capisce la vera identità di Delphi già a metà libro). Nonostante tutto, trovo che questo sia un libro più che godibile se lo si prende per quello che è. Fa sempre piacere tornare, seppur per poche pagine, nel mondo dei maghi, e fa ancora più piacere rivedere il professor Piton. Il rapporto tra Draco e gli altri, con il timore di perdere i propri figli, sembra aprire una breccia sul gruppo, avvicinandoli, seppur di poco, come mai era successo prima. Sarà forse la nascita di un’amicizia? Per ora non c’è modo di saperlo, e probabilmente non lo sapremo mai. Ho apprezzato i viaggi temporali dei ragazzi e le scene di magia, che non vedo l'ora di veder rappresentate nello spettacolo teatrale. Trovo prive di senso le critiche dovute al fatto che non ci siano i pensieri dei personaggi o le descrizioni del luoghi. È un copione, e come tale, deve essere solamente una linea guida allo spettacolo. Se abbiamo letto gli altri libri, non è difficile mettere un po’ della nostra immaginazione; dopotutto stiamo parlando di Harry Potter, cosa sarebbe altrimenti senza la nostra fantasia?
A prescindere che sia riuscito o meno, secondo me l'intento di questo libro era divertire, facendoci incontrare nuovamente i personaggi che avevamo visto crescere nella saga. Non è un capolavoro e non mi sento di consigliarlo, ma è comunque una lettura per staccare da qualcosa di pesante. Se vi va, leggetelo, anche solo per farvi una vostra opinione davanti a tutti i pareri discordanti che stanno dilagando in rete da diversi mesi.

Parola di lettore. 

PS. dove diavolo è finito il nostro amato Rubeus Hagrid? 

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domenica 2 ottobre 2016

Io e te di Niccolò Ammaniti.




Vi consiglio un libro:

IO E TE di Niccolò Ammaniti.

Niccolò Ammaniti è uno scrittore romano nato il 25 settembre 1966. Oltre a Io e te, è autore anche di Branchie, Ti prendo e ti porto via, Io non ho paura, Come Dio comanda, Che la festa cominci, e Anna. Nel 2007 vince il premio Strega con il suo quarto romanzo intitolato “Come Dio Comanda”.
Io e Te è il suo terzultimo lavoro, un romanzo di formazione di poco più di un centinaio di pagine che vede come protagonisti Lorenzo e Olivia, due giovani dai caratteri contrastanti.

“Ho sbuffato e vergognandomi ho cominciato a ballare. Ecco la cosa che odiavo di più. Ballare. Ma quella sera invece ho ballato e mentre ballavo una sensazione nuova, di essere vivo, mi toglieva il fiato. Tra poche ore sarei uscito da quella cantina. E sarebbe stato di nuovo tutto uguale. Eppure sapevo che oltre quella porta c'era il mondo che mi aspettava e io potevo parlare con gli altri come fossi uno di loro. Decidere di fare le cose e farle. Potevo partire. Potevo andare in collegio. Potevo cambiare i mobili della mia stanza.”

Lorenzo è un ragazzino introverso con pochissimi amici che trascorre le giornate a giocare ai videogiochi e a leggere. Quando viene a sapere che alcuni suoi compagni di classe andranno insieme a sciare sui monti di Cortina, coglie la palla al balzo e dice a sua madre di essere stato invitato. Lo fa per farla sentire meglio, e perchè negli ultimi tempi la vede proccupata per lui. Nel sentirla così felice e spensierata si sente in colpa, decide quindi di confessarle di aver mentito. Ad un passo dal farlo, rinuncia, decidendo di risolversela in un altro modo. Prepara tutto il necessario per partire, ma la sua intenzione è di non allontanarsi più di qualche metro da casa.  
Si rifugia nella cantina di proprietà dei suoi genitori, dove nella solitudine che lui stesso crea, passa le giornate a leggere, giocare ai videogiochi, e a mangiare schifezze. Tutto sembra andare secondo i piani, fino a quando non sente la porta aprirsi, e da questa vede spuntare una ragazza di qualche anno più grande di lui. È Olivia, la sua sorellastra. Non hanno mai avuto la possibilità di conoscersi a fondo, ma date le circostanze che l'hanno spinta fino a lì, avranno tutto il tempo per farlo. Trascorrono tutta la vacanza assieme, e la vicinanza li costringe ad interagire. Lorenzo scopre tante cose, su di sè e su Olivia (tra tutte la sua tossicodipendenza), e così fa anche lei. Alla fine della vacanza, i due torneranno per la loro strada rammaricati di lasciarsi alle spalle i bei momenti trascorsi assieme, facendosi una promessa.

La semplicità di questo romanzo mi ha stupito. È un romanzo di formazione scritto in pochissime pagine, e come tale tratta di tematiche importanti per la crescita della persona tra le quali la tossicodipendenza, il rapporto tra madre e figlio, e la pre adolescenza.
Il personaggio di Olivia, che entra a fare parte della vita di Lorenzo con una spinta tale da scombussolarlo e far saltare i suoi piani, è molto importante per lui. Benché il momento in cui si conoscono non sia dei migliori per entrambi, passano da essere perennemente in contrasto ad andare d’accordo, e condividendo e confessandosi ricordi e pensieri privati, nasce tra loro un rapporto di concreta intimità. Lorenzo, che prima di incontrare la sorellastra era chiuso costantemente in se stesso, capisce che per essere felici non bastano libri e videogiochi, e che per ora i momenti più belli di tutta la sua vita, paradossalmente, sono quelli passati assieme alla sorellastra. 
Ammaniti come già annunciato, tratta il tema della tossicodipendenza in maniera esaustiva ma con la semplicità che lo caratterizza. Questo argomento, avvicinandoci alla fine del libro, sembrerà però sparire. Olivia nelle ultime pagine appare ripulita, e nell’epilogo, i due si rivedono come promesso, ma non come avrebbero voluto.
Io e te è stato il primo libro di Ammaniti che abbia mai letto e come tale è quello a cui sono più affezionato. Non solo trovo che la trama, per quanto fatta di argomenti triti e ritriti sia piuttosto originale, ma mi ha anche stupito a tal punto da voler leggere altre opere dello scrittore, il quale a mio avviso è molto sottovalutato. Le sue storie sono semplici, pure, e con quel po’ di ordinaria follia che fa sempre bene (ad esempio i racconti contenuti nella raccolta Fango o il romanzo Ti prendo e ti porto via). A mio parere è ideale per chi si vuole approcchiare per la prima volta a questo autore, ma è anche adatto per chi ha già letto altre opere. Corto, conciso e concreto.
Una nota da aggiungere riguarda il film. L’ho visto il giorno stesso in cui ho finito il libro, e nonostante i due finali siano diversi, lo trovo comunque molto valido.

Film consigliato e libro ancora di più.
Parola di lettore.
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domenica 25 settembre 2016

Mucchio d'ossa di Stephen King.


Vi consiglio un libro:

MUCCHIO D’OSSA di Stephen King.

Mucchio d’ossa uscì in America nel 1998 con il titolo “Bag of Bones” e arrivò in Italia un anno dopo per la Sperling & Kupfer con la traduzione di Tulio Dobner.

Stephen King è uno scrittore classe 1947 nato e cresciuto nel Maine, dove ancora oggi vive assieme alla moglie Tabitha King (anche lei scrittrice). Benché il suo nome venga spesso accostato all'horror e al sovrannaturale, King è anche autore di opere di diverso genere tra le quali Stand by Me - Ricordo di un'estate, Le ali della libertà, Il miglio verde e 22/11/'63, da cui è stata tratta la recentissima serie televisiva prodotta da J. J. Abrams con James Franco. Alle spalle ha una lunga carriera inaugurata negli anni settanta, che ad oggi conta più di sessanta pubblicazioni dalle quali sono state tratte altrettante trasposizioni per il grande schermo. Infatti, assieme a William Shakespeare e Arthur Conan Doyle, è uno dei pochi scrittori ad avere un tale quantitativo di adattamenti. Grazie ai suoi tanti scritti di cui la maggior parte best seller, King è famoso in tutto il mondo per il suo contributo alla letteratura americana, e ad oggi le sue opere vantano di moltissime traduzioni.

“Solo un pugno contro un pannello isolante, ma dentro di me si sciolsero ogni muscolo e ogni viscera. Mi si drizzarono i capelli. Sentì le orbite dilatarsi e i bulbi oculari contrarsi come se la mia testa stesse cominciando a trasformarsi in un teschio. La pelle mi si accapponò dalla punta dei piedi alla radice dei capelli. C'era qualcosa con me là dentro. Qualcosa di morto. Non avrei potuto più accendere la luce nemmeno se avessi voluto. Non avevo più la forza di alzare il braccio.”

Mike Noonan è uno scrittore di discreto successo che a causa della morte di sua moglie Jo non riesce più a lavorare. Distrutto dal dolore provocato dai ricordi e da quel senso di malessere che lo avvolge non appena si mette a scrivere, decide di trasferirsi temporaneamente in un cottage a Sara Laughs, dove lui e Jo erano soliti soggiornare nei mesi più caldi dell’anno. Qui Mike incontra Mattie e sua figlia Kyra, orfana di padre. Tra loro si crea una magica sintonia e incominciano a frequentarsi. Una sera, Mattie lo mette a conoscenza dei problemi legali che il suocero fuori di testa le sta causando per ottenere l’affidamento della bambina. Max Devore, infatti, con l’aiuto della sua assistente Rogette, cercherà di mettere le mani sulla nipote utilizzando ogni metodo, lecito o illecito che sia. Mike deciderà quindi di lottare insieme alla ragazza, e dopo aver trascorso notti insonni causate da sogni e strani rumori, verrà a conoscenza di un mistero che lega tutti gli abitanti di quella piccola cittadina, mistero del quale anche sua moglie era a conoscenza e a cui stava indagando poco prima di morire. 

Di questo libro non nutrivo grandi aspettative. Temevo che trattasse della classica storia di fantasmi, ma sin dalle prime pagine ho dovuto ricredermi. Lo scrittore, partendo da uno dei tanti cavalli di battaglia della letteratura di genere, ha aggiunto alcuni elementi che hanno trasformato la storia in qualcosa a se stante e senza alcun paragone. Narra quindi di fantasmi, ma anche di una cittadina dove tutto viene insabbiato, dove la popolazione sopporta ogni male, e dove un tiranno è libero di fare qualunque cosa indisturbato. Arricchiscono l'opera citazioni di canzoni e di romanzi (è mio dovere citare Paul Sheldon, lo scrittore protagonista in Misery). Nonostante la mole dell’opera, Mucchio d’ossa è uno di quei libri che si potrebbero leggere all'infinito per scoprire nuovi dettagli nascosti. Perché se c'è qualcosa che i fan affezionati a King sanno, è che molte delle sue storie sono legate tra loro e ci sono sempre nuovi riferimenti da cogliere. Ho letto decine di altri suoi romanzi, e raramente mi era capitato di leggere così tante pagine con tanta foga. Tra i tanti che ho letto, questo lo ritengo uno dei migliori. Anche se trattano generi diversi, mi sento di accostare Mucchio d’ossa a capolavori come Shining e La zona morta. 

Lo consiglio caldamente, 
Parola di lettore.

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domenica 18 settembre 2016

Norwegian Wood di Haruki Murakami.


Vi consiglio un libro:


NORWEGIAN WOOD (TOKYO BLUES) di Haruki Murakami.

Pubblicato in Giappone nel 1987 con il nome ノルウェイの森 (Noruwei no mori), viene adattato al grande schermo nel 2010 con l'omonimo film. Oggi lo troviamo nelle librerie pubblicato da Einaudi con il titolo Norwegian Wood e la traduzione di Giorgio Amitrano.

Haruki Murakami è uno scrittore giapponese nato a Kyoto nel 1949. Oltre ad avere alle spalle un gran numero di scritti, ha tradotto anche al giapponese opere di grandi scrittori come Raymond Carver, Francis Scott Fitzgerald e J. D. Salinger.

Quando Watanabe sente dopo tanto tempo la canzone Norwegian Wood, viene colto da una piccola crisi di nervi. Sono passati molti anni dal suo periodo universitario, così dentro di lui i ricordi affiorano, e decide di narrarci la sua storia. La vicenda si svolge alla fine degli anni sessanta in Giappone, dove le rivolte studentesche fanno da sfondo alla narrazione del protagonista. Fuggito a Tokyo per discostarsi dal suo passato, Watanabe Tōru rincontra Naoko, una sua vecchia amica di scuola. Assieme al suo ex fidanzato Kizuki, Naoko rappresenta una parte importante della sua vita, proprio quella da cui aveva deciso di scappare. Naoko e Watanabe si innamorano, ma la loro relazione viene ostacolata quando al compleanno di Naoko, il ricordo di Kizuki morto suicida rompe qualcosa dentro di lei, così interrompe gli studi per andare in una clinica pschiatrica.

“Ma a partire dalla notte in cui morì Kizuki, non riuscii più a vedere in modo così semplice la morte (e la vita). La morte non era più qualcosa di opposto alla vita. La morte era già compresa intrinsecamente nel mio essere, e questa era la verità che, per quanto mi sforzassi, non potevo dimenticare. Perché la morte che in quella sera di maggio, quando avevo diciassette anni, aveva afferrato Kizuki, in quello stesso momento aveva afferrato anche me.”

Watanabe riprende la sua vita passivamente e all'università incontra Midori, una ragazza estroversa che fin da subito dimostrerà un vero e proprio interesse verso di lui. Così il cuore e la vita di Watanabe si dividono per queste due ragazze: da un lato è sicuro di amare Naoko, che per lui rappresenta il passato con tutti i suoi dispiaceri, dall'altro è sicuro di provare qualcosa di forte per Midori, la ragazza dalle idee chiare che capisce essere perfetta per lui.

Murakami divenne famoso per i suoi romanzi non convenzionalmente in linea ai tempi. I primi, infatti, sono opere oggettivamente visionarie e estroverse, che oltre a discostarsi con la tradizione degli altri scrittori giapponesi, si discostavano anche dalle tradizioni della nazione stessa. Quando ancor prima di Norwegian Wood uscì “Sotto il segno della pecora”, i lettori si ruppero in due fazioni: da un lato coloro che amavano la svolta più sentimentale e adulta, dall'altro tutti quelli che si erano affezionati a quel tipo di trama e di scrittura più crudo e surreale.
Basta aver letto uno dei romanzi antecedenti al 1982  per accorgersi di quanto sia stata evidente la crescita di Murakami. Dovuta alla volontà di evolversi, di cambiare in qualcosa di più completo e maturo, la crescita dello scrittore appare in Norwegian Wood, opera che tratta tematiche importanti utilizzando una trama incalzante che la rende un romanzo di formazione completo di pathos, descrizioni e dialoghi strappalacrime, tutto condito con una splendida colonna sonora prevalentemente “beatlesiana”.
La scrittura, gli argomenti trattati, e il metodo utilizzato per rapportarsi con tali, ci faranno dimenticare l'anno di uscita di questo libro; potrebbe essere benissimo ambientato ai giorni nostri, ed è per questo che mi sembra doveroso ritenerlo un classico della letteratura.
Tale opera è una delle tante di cui ho procrastinato a lungo la lettura, ma che poi una volta iniziata, mi ha tenuto incollato fino all'ultima pagina. È senz'altro un libro di formazione da leggere almeno una, due, tre volte nella propria vita per riuscire nel tempo a coglierne le diverse sfumature e, perché no, magari crescere con lui.
Un fatto curioso che ho appreso leggendo il postscriptum dell'autore è che questo libro è stato scritto interamente nel sud dell'Europa: iniziato il 21 dicembre 1986 a Mykonos e terminato il 27 marzo 1987 a Roma.
In questo esatto momento, mentre scrivo queste parole, lo stereo di camera mia sta suonando Rubber Soul per la seconda o terza volta, e forse è ora che abbia la mia totale attenzione. Spero che le mie parole vi abbiamo convinto ad affrontare questa lettura o che perlomeno che vi abbiano intrattenuto.

Alla prossima recensione,
Parola di lettore.
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domenica 11 settembre 2016

Un uomo innamorato di Karl Ove Knausgård.


Vi consiglio un libro:
 
UN UOMO INNAMORATO di Karl Ove Knausgård.

Edito da Feltrinelli nel 2015, “Un uomo innamorato” è il secondo capitolo dell'esalogia dell'autore norvegese Karl Ove Knausgård. Tradotto da Margherita Podestà Heir, è caratterizzato dall'essere un solo lungo capitolo di seicentocinquanta pagine. Sempre editi da Feltrinelli, troviamo oltre al primo volume “La morte del padre”, anche “L'isola dell'infanzia” e “Ballando al buio”, rispettivamente il terzo e il quarto libro.

In “Un uomo innamorato”, troviamo un Karl Ove diverso da quello che traspare da “La morte del padre”. Anche se il carattere è rimasto pressoché immutato, ora ai nostri occhi appare maturo e deciso a combattere l'insoddisfazione di cui ha sempre faticato a liberarsi.

Inappagato dalla propria vita in Norvegia, decide nell'arco di pochi giorni di lasciare sua moglie Tonje e di andare a vivere a Stoccolma. Al suo arrivo incontrerà Geir, un altro scrittore con cui aveva fatto conoscenza ai tempi degli studi a Bergen e con il quale stringerà una profonda amicizia.
I primi giorni in Svezia li passerà nella casa del suo amico e di sua moglie, ma deciso a “ricominciare a vivere”, incomincerà quasi subito a cercare un posto tutto suo.
Attraverso una serie di fortunati eventi, l'autore finirà per incontrare Linda, una ragazza che aveva già conosciuto tempo prima ad un seminario per scrittori e della quale era stato segretamente innamorato. Nonostante i precedenti non molto rosei, i due incominciano a frequentarsi e finiscono per andare a vivere insieme. Seppur a conoscenza degli alti e bassi di una convivenza basata su due caratteri diversi ma allo stesso tempo di forza affina, riescono a trascorrere molti momenti felici.

“Poi incontrai Linda, e il sole si levò. Non riesco a dirlo in altro modo. Si levò il sole nella mia vita. Prima soltanto come un leggero bagliore di luce all'orizzonte, quasi come a dire, è da questa parte che devi guardare. Poi giunsero i primi raggi, tutto si fece più evidente, più facile, più leggero, più vivo e divenni sempre più felice, infine il sole si trovò al centro del cielo della mia vita e ardeva, ardeva, ardeva.”

Knausgård scrive del suo rapporto con l'ambiente familiare e di quanto sia imprevedibile per lui: dalle situazioni che possono venirsi a creare all'interno di una relazione a quanto gli risulti difficile apprezzare quello che possiede. Finisce per raccontarci anche dei suoi periodi altalenanti dovuti alla nascita e alla crescita delle sue figlie Vanja e Heidi. Si dispiace di come non riesce a fare a meno di sentirsi irritato e frustrato dai comportamenti di Linda, la quale non riesce a comprendere la sua necessità di scrivere e con cui finisce sempre per avere discussioni burrascose.

“Un uomo innamorato”, segue di fatto “La morte del padre”. Se nel primo volume l'argomento principale è il rapporto dell'autore con il padre e la sua morte, quest'opera tratterà prevalentemente di vita e amore. In questo libro permane il forte spirito autocritico dell'autore; Karl Ove infatti narra gli eventi tralasciando eventuali giustificazioni, rievoca, per filo e per segno, tutti i suoi errori con la stessa onestà e con la stessa tranquillità che adotta quando parla delle sue conquiste. Dunque questa è una lettura particolare. Ho notato un ritmo di lettura appena più lento rispetto al primo volume; serrato nella narrazione dei momenti di vita quotidiana, e più ponderato quando si parla dei suoi pensieri.
A parer mio la prosa di questo autore norvegese la si ama o la si odia. Io la amo, e penso che questo – come il primo, o forse addirittura di più – sia uno di quei libri che ti aiutano a capire meglio te stesso e ciò che ti circonda.

Ho già rivelato troppo,
non mi resta che augurarvi buona lettura! 

Parola di lettore.

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domenica 4 settembre 2016

Mi chiamo Lucy Barton di Elisabeth Strout.


Vi consiglio un libro:

MI CHIAMO LUCY BARTON di Elisabeth Strout.

Elisabeth Strout è una scrittrice americana nata a Portland il 6 Gennaio 1956, ed è grazie alla vincita del premio Pulitzer nel 2009 con il suo romanzo Olive Kitteridge che ha potuto allargare la sua cerchia di fedeli lettori.
“Mi chiamo Lucy Barton” è un libro edito da Einaudi con la traduzione di Susanna Basso. Sesto libro della scrittrice, è uscito nelle librerie italiane il 3 maggio 2016, riscuotendo un enorme successo e confermando il talento che questa autrice aveva già dimostrato con i lavori precedenti.

"Ci fu un tempo, ormai molti anni fa, in cui dovetti trascorrere quasi nove settimane in ospedale. Succedeva a New York e la notte, dal mio letto, vedevo davanti a me il grattacielo Chrysler con la sua scintillante geometria di luci. Il giorno spegneva la bellezza dell'edificio che, a poco a poco, ridiventava solo l'ennesima immane architettura stagliata contro il cielo azzurro e, come le altre, remota, silenziosa, altera."

Costretta a rimanere in ospedale dopo le complicazioni dovute ad un intervento, Lucy si sofferma ad osservare il paesaggio al di fuori della finestra della sua stanza. Proprio davanti a lei si trova il grattacielo Chrysler, un enorme e illuminatissimo palazzo che non appena sorge il sole, perde il suo scintillio per ritornare a fare parte delle tante figure anonime dello skyline di New York.
Con questa introduzione, Elisabeth Strout incomincia a raccontarci di Lucy, e dell'incontro con la madre.

Non accadeva da anni, e Lucy non pensava che fosse più possibile.
Sua madre aveva paura di volare, eppure in quel preciso momento si trovava in piedi davanti a lei. La vede all'improvviso, vicino alla porta. Un attimo dopo se la ritrova accanto, e nonostante i tanti anni di lontananza e le tante cose che le erano successe, le poche parole che le vengono in mente le muoiono in bocca. La protagonista si accorgerà di non sentirsi più legata emotivamente a lei, e quando sua madre le si avvicinerà e la saluterà, lei si limiterà a contraccambiare.
La madre rappresenta l'unico collegamento alla famiglia e al suo triste passato, ed è proprio per questo che Lucy si sente giudicata in ogni sua azione.
Rimarrà accanto a lei cinque giorni e cinque notti, senza mai dormire. Le poche parole che si scambieranno all'inizio, con la vicinanza e la solitudine alla quale le due sono costrette, si trasformeranno in breve tempo in una cascata di ricordi e emozioni diluiti con silenzi e pause di riflessione.
Durante la narrazione, la protagonista si ritroverà a riflettere su come il rapporto con la sua famiglia e il passato, si sia riversato nella sua vita nella grande mela, dove ora è una scrittrice che gode di un discreto successo.
Rimarrà sconcertata nel ricordare avvenimenti che erano scomparsi dalla sua mente, e a riguardo dei quali la madre non fa cenno: dal metodo particolare con cui i suoi genitori la punivano, fino al rapporto con un'altra scrittrice di New York, composto da dialoghi brevi e diluiti nel tempo.

Questo romanzo è uno dei rari casi in cui l'autrice parla di una vicenda a sfondo famigliare in così poche parole; in non più di centosessanta pagine, riuscirà a trattare in maniera più che esaustiva alcuni argomenti universalmente noti come il rapporto tra madre e figlia, l'insicurezza, e il dolore. E sarà proprio il dolore, tra tutti, la costante di questo libro.
Quanto appena scritto, è solo una misera parte di quello che troverete leggendo questo romanzo. Nella brevità dei suoi capitoli, Elisabeth Strout riesce ad affascinarci come solo una scrittrice talentuosa e competente è in grado di fare.

Libro consigliatissimo,

Parola di lettore.
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